La Galleria Nazionale delle Marche venne istituita ufficialmente con il Reale Decreto del 7 marzo 1912 e, da quel momento, divenne una realtà autonoma rispetto all’Istituto di Belle Arti, il cui conservatore assumerà le consegne del Palazzo Ducale e delle opere d’arte ivi contenute esercitando quindi il compito della tutela.

La problematica principale della Galleria ai suoi albori, era l’esiguità delle collezioni per le spoliazioni e diaspore avvenute principalmente dopo la morte – nel 1631 – dell’ultimo erede maschio dei Della Rovere, quando l’intero patrimonio (Ducato, terre e palazzi) fu devoluto allo Stato della Chiesa. In assenza di una propria collezione, si esposero inizialmente in Galleria le opere provenienti dalle sedi degli istituti soppressi. La storia della Galleria oltre che alle collezioni è strettamente legata al restauro del Palazzo, ogni allestimento ha coinciso con il recupero di spazi prima inaccessibili. Con l’inaugurazione ufficiale avvenuta nel maggio 1913, si ha quindi la prima sistemazione delle collezioni sotto la direzione di Lionello Venturi; durante questo periodo la Galleria si arricchisce degli affreschi attribuiti a Antonio da Ferrara, del gonfaloneraffigurante il beato Giacomo della Marca, attribuito a Vittore Crivellie di due acquisti del Ministero della Pubblica Istruzione: una Madonna con Bambino di Giovanni Santi e un San Francesco di Federico Barocci.

Un notevole incremento delle collezioni si avrà con la direzione di Luigi Serra dal 1915 al 1933, ottenuto soprattutto per mezzo di depositi di opere d’arte, come la Flagellazione  e la Madonna di Senigalliadi Piero della Francesca, i dipinti di Giovanni Santie Timoteo Viti, lo stendardodel Signorelliecc. L’ordinamento del Serra è stato molto importante nella storia della Galleria perché oltre alle sezioni dedicate alla sequenza cronologica della collezione dei dipinti e al museo medioevale e moderno, era presente un settore con le fotografie delle opere già conservate nel palazzo. Nel 1927 lo Stato riconobbe l’importanza della galleria marchigiana inviando ad Urbino un’opera di Raffaello, il ritratto detto la Muta. Sotto la Direzione del Pacchioni tornarono ad Urbino dalla Galleria Barberini di Roma solo 14 delle 28 tavole raffiguranti gli Uomini Illustri, originariamente collocate nello Studiolo del Duca, essendo le altre esposte al Museo del Louvre. E’ significativo ci sia stato un nuovo impulso all’attività di tutela e valorizzazione del Palazzo e della Galleria dal 1939, anno nel quale venne istituita la Soprintendenza alle Gallerie (poi, ai Beni Storico Artistici), la quale oltre ai compiti di tutela del patrimonio artistico marchigiano del territorio, ha svolto un’attività culturale determinante sull’assetto museografico.

Fu Pasquale Rotondi nel 1939 ad essere nominato nel ruolo di Soprintendente alle Gallerie e alle Opere d’Arte delle Marche, a lui si deve il primo studio storico sul Palazzo Ducale condotto anche tramite rilevi, che sono stati fondamentali insieme alla ricerca storica per conoscerne i segreti dello spazio, architettonico e pittorico, è significativo che si arrivò in questo periodo alla scoperta del ciclo pittorico di Giovanni Boccatinell’appartamento della Jole, all’analisi degli arredi fissi dei camini comprendendone gli spostamenti negli ambienti nel Palazzo.
Seguirono poi altre importanti direzioni quella di Pietro Zampetti, Giuseppe Marchini, Pietro Torriti, Italo Faldi durante la quale è avvenuto il furto  dei capolavori la Flagellazione, la Mutae la Madonna di Senigallia poi recuperate al tempo della Direzione di Dante Bernini. E poi ancora Paolo dal Poggetto dal 1979 al 2004, Lorenza Mochi Onori, Aldo Cicinelli, Vittoria Garibaldi, Maria Rosaria Valazzi.

Con il D.M. 27 novembre 2014 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la Galleria Nazionale delle Marche, prima dipendente dalla soppressa Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche diventa museo dotato di autonomia, e dal 1 dicembre 2015 ne assume la direzione Peter Aufreiter.

 

Nella Galleria Nazionale delle Marche è conservato ed esposto al pubblico un vasto patrimonio di opere d’arte che comprende dipinti e sculture dal XIII al XVIII secolo, ceramiche, monete, disegni ed alcuni arredi, cui vanno ad aggiungersi le decorazioni “fisse” degli ambienti del Palazzo Ducale di Urbino. Il prestigio del museo si lega nell’immaginario ai capolavori assoluti del Rinascimento che fanno parte del nucleo del Quattrocento, come la Flagellazionee la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca,  l’anonima Città ideale, e il Ritratto di gentildonna  detta la Muta di Raffaello Sanzio

E’ da sottolineare che se da un lato la Galleria è cresciuta nel tempo in parallelo al restauro degli ambienti del Palazzo, l’allestimento museologico ha seguito un doppio filone: la valorizzazione degli spazi rinascimentali con opere artistiche coeve e proprie della storia del Palazzo ed, attraverso le opere che provengo in gran parte del territorio marchigiano, la documentazione dell’evoluzione artistica in relazione all’ambito nazionale.

Oltre a queste, è esposto in Galleria un importante nucleo di opere pittoriche che spaziano dal XIII al XVII secolo frutto delle donazioni fatte a al museo nel 1991 e 2003 dalla famiglia Volponidi Urbino.

Al piano terra sono inoltre esposte, nella sala accanto alla Biblioteca del Duca, le 70 Formelle lapidee che compongono il Fregio dell’arte della guerrascolpite su disegno di Roberto Valturio e Francesco di Giorgio Martini e destinate, originariamente, al dossale della seduta che si trova sulle facciate del palazzo prospicenti Piazza Duca Federico.