Le collezioni della Galleria Nazionale delle Marche sono esposte nello splendido Palazzo Ducale di Urbino, voluto da Federico da Montefeltroa gloria della sua casata e, al contempo, espressione della sua personalità di uomo del Rinascimento, che coniugava la cultura con il mestiere delle armi e l’abilità politica.

Federico giunge al governo dello Stato dei Montefeltro nel 1444. Figlio naturale del conte Guidantonio, succede all’erede legittimo, il fratellastro Oddantonio,ucciso in una rivolta. La sua abilità politica e la sua moderazione lo rendono immediatamente principe gradito ai sudditi e alle corti italiane: sotto il suo dominio Urbino diventa in pochi decenni uno dei fari del Rinascimento italiano.

A lui si deve l’impronta data alla città di Urbino in questo periodo. Grazie alla raffinata scelta di decoratori, provenienti soprattutto da Firenze e dalla Lombardia, e di artisti e architetti all’avanguardia come Piero della Francescao Leon Battista Alberti, Federico trasforma definitivamente il contesto culturale e urbano.

Il Palazzo Ducale ebbe diverse fasi di sviluppo e ad esso contribuì essenzialmente l’architetto dalmata Luciano Lauranacui si devono il Cortile d’Onore, fiabeschitorricini, e tutti i lavori condotti dal 1464 al 1472, ma già nel 1459 Federico aveva già dato avvio all’ampliamento e alla nuova decorazione del più modesto edificio esistente dei conti del Montefeltro, con l’opera del fiorentino Maso di Bartolomeo.

Iniziò dall’ala prospiciente l’attuale piazza Rinascimento, caratterizzata dalla lunga facciata ornata di bifore corrispondente – all’interno – all’Appartamento della Jole, così chiamato per l’imponente camino della prima sala, ornato dalle figure di Ercole e Jole. La decorazione delle sale di questa parte del palazzo, di straordinaria qualità, è opera di maestranze toscane, quali Michele di Giovanni da Fiesole, detto il Greco. In quest’ala è l’unica sala affrescata del palazzo, che altrimenti aveva le pareti “coperte da semplice intonico imbiancato secondo l’uso moderno” (Bernardino Baldi, 1587), non decorate ma ricoperte da parati in stoffa o, più spesso, in cuoio impresso e dorato, o da arazzi.

Il palazzo ha una struttura funzionale assai sofisticata dovuta agli interventi che, dal 1472 al 1482, furono condotti dall’ingegnere e architetto militare del duca, il senese Francesco di Giorgio Martini. L’aspetto “tecnico” della costruzione e la modernità della residenza possono essere particolarmente apprezzati con la visita ai sotterranei, alle cucine, alla neviera e ai servizi, che mostrano l’organizzazione di una struttura che poteva ospitare un esercito di famigli e una ricchissima corte.

Le stanze private del Duca trovavano posto nel nucleo centrale del palazzo, tra i due torricini, dove venne realizzato lo splendido studiolo intarsiato, vero e proprio manifesto della sua cultura.

Direttamente raggiungibili dalle sue stanze, erano anche la cappellina del Perdono, già attribuita a Bramante, nonché un tempietto dedicato alle Muse, decorato dalle otto tavole dipinte da Giovanni Santi, padre di Raffaello, e dai suoi collaboratori, tra cui Timoteo Viti.

A questa parte – raccolta e raffinata summa delle qualità e degli interessi dell’uomo rinascimentale (lo studio, le armi) – si contrappone la grandiosa raffinatezza degli appartamenti e dell’immenso Salone delle feste, poi detta Sala del trono.

Lo straordinario equilibrio rinascimentale del palazzo si esplica nella maniera più perfetta nello stupendo Cortile d’Onore, nel quale gli accordi cromatici della pietra chiara e del mattone scandiscono la calcolata armonia nella distribuzione degli elementi compositivi dell’opera. L’iscrizione che corre nella fascia sopra gli archi ricorda la gloria di Federico condottiero e principe.

Uno dei maggiori ornamenti del palazzo era la ricchissima biblioteca di manoscritti miniati, la più splendida dell’epoca, per la quale Federico impegnò una cospicua parte delle sue rendite di condottiero. Alla morte di Federico nella biblioteca erano conservati ben 900 codici; la raccolta fu acquistata da Alessandro VII nel 1657 per la biblioteca Vaticana.
Nel 1474 Federico ebbe da Sisto IV della Rovere l’ambita nomina a duca e l’orgogliosa iscrizione FE-DUXcampeggia dopo quella data su molte parti del palazzo.

Alla morte del duca, nel 1482, la cultura e la raffinatezza della corte di Urbino diventano appannaggio del figlio Guidubaldoe della sua consorte Elisabetta Gonzaga. Con loro finisce la dinastia dei Montefeltro per passare in linea femminile al ramo dei Della Rovere.

Il secondo pianodel palazzo, che fu ristrutturato e sopraelevato alla metà del Cinquecento per volere di Guidubaldo II Della Rovere, con l’intervento degli architetti Filippo Terzi  e Girolamo Genga, ed ospita attualmente le collezioni di dipinti del Seicento, la grafica e le collezioni di ceramiche.
Fa parte delle prime aggiunte cinquecentesche la Sala del re d’Inghilterra: il soffitto in stucco dorato, opera di Federico Brandani, riporta tutti gli emblemi, le imprese e le onorificenze del duca Federico e della casata.

Il ducato prospera fino al 1631, anno in cui ritorna nel pieno possesso della Chiesa.Vittoria della Rovere, ultima della dinastia, porterà a Firenze, dove va sposa al cugino Ferdinando de’ Medici, tutta la “Guardaroba” ducale.
Le strepitose collezioni del palazzo urbinate sono ora in gran parte conservate nella Galleria degli Uffizi. Nella collezione Barberini finiscono invece gli Uomini Illustridello studiolo.

La presenza di un nucleo importante di reperti archeologici, raccolta dal cardinale Francesco Stoppani nel 1756, ha comportato la nascita all’interno della Galleria di un Museo Lapidario, situato al piano terreno.

Al piano terra sono inoltre esposte, nella sala accanto alla Biblioteca del Duca, le 70 Formelle lapidee che compongono il Fregio dell’arte della guerrascolpite su disegno di Roberto Valturio e Francesco di Giorgio Martini e destinate, originariamente, al dossale della seduta che si trova sulle facciate del palazzo prospicenti Piazza Duca Federico.